03 August, 2008

2 agosto


Il piccino stamattina ci ha svegliati con i suoi tenerissimi miagolii, chiedendo da mangiare. Oggi ci e' sembrato leggermente piu' vivace. Ha giocato un po' con Alfredo, con il suo giocattolo preferito, una farfalla di plastica attaccata a un bastoncino. I suoi agguati erano in miniatura, ma vedergli quella lucina negli occhi se pur per qualche istante ci ha dato tanta gioia.
L'appetito per fortuna non gli manca. Appena sente il tintinnio dei croccantini trotta verso la ciotola. A volte fa piu' fatica e preferiamo portargliela vicino per non affaticarlo.
Negli ultimi tempi Cirillo aveva imparato a bere dal bidet e ovviamente una volta scoperta l'acqua piu' fresca e sempre ossigenata non ha piu' voluto l'acqua dalla ciotola. Adesso continua a bere dal bidet, si siede e aspetta che gli apra il rubinetto, poi ci salta su e beve per mezz'ora. Ogni tanto si ferma a guardare l'acqua che scorre ma non salta, forse si sente troppo affaticato, allora lo prendo in braccio e lo aiuto a salire, e lui beve felice.
Per i bisogni e' piu' difficile. Dal giorno della visita in clinica ha fatto solo pipi'. Ero un po' preoccupata e con l'allevatrice al telefono ci chiedevamo se fosse il caso di dargli qualche medicina per aiutarlo a liberarsi. Poi Alfredo ha pensato di cambiargli la lettiera, anche se quella che aveva era praticamente pulita, perche' ogni volta che la trova nuova ha fretta di marcare il territorio.. e ha funzionato. Sembrava un po' piu' sollevato. Il resto della serata e' rimasto accucciato nei suoi nuovi angoli preferiti, tende a voler stare con noi ma relativamente in disparte. Anche adesso e' qui vicino a me mentre scrivo. Povero piccolo..

The little one woke us up with his cute little meows this morning, asking to get fed. Today he looked a little bit better. He played with Alfredo with his favourite toy, a plastic butterfly tied to a wooden stick. His ambushes were so tiny, but seeing that light in his eyes, even for a few moments, filled our hearts with joy. Fortunately he still got some appetite. As soon as he heard the tinkling of the dry food in the bowl he trotted towards it. Sometimes it looks like it's hard for him and we prefer bringing it close to where he is to help him. In the last weeks Cirillo learnt to drink from the tap..and obviously once he knew where to find always fresh water he never came back to his bowl. He keeps drinking from the tap. He sits in front of it and waits for me to turn on the tap, then jumps and drinks for half an hour. Sometimes he just stays there watching the water but he doesn't jump, maybe he feels too tired, so I help him reaching the sink and he drinks happily. For toilet activities it's harder. Since the day we went to the animal clinic he only peed. I was a bit worried for that and speaking with the breeder lady at the phone we were wondering if it was good to give him a medicine to help him defecating. Then Alf decided to change his litter, even if the one he had was practically clean, because every time he found it brand new he is in rush to mark the territory..and it worked! He looked a bit relieved after that. He spent the rest of the evening all curled in his new favourite corners, he tends to stay with us but within a certain distance. Now he's here with me while I'm writing. Poor little thing..

12 comments:

Anonymous said...

Salve, sono nuovissima, è il mio primo post, mni chiamo Monica. Ho un gatto di poco più di due anni, papà certosino mamma... non ne ho idea, so solo che è nera pece.
Il mio gatto si chiama Cal, diminutivo di Cagliostro. Lunedì sera, tornata a casa da lavoro l'ho trovato con diarrea e vomito, febbre e soprattutto molto apatico. Preso e portato di corsa dal vet di fiducia, ha fatto esami del sangue, delle feci, ecografia al ventre e una flebo di soluzione fisiologica perchè era disidratato.Nelle feci ha trovato tracce di sangue, la radiografia non ha evidenziato danni all'intestino ma un'infiammazione dello stomaco. Sospetta intossicazione alimentare. Cal non esce mai di casa, al pari della ns altra gatta, e mangiano esattamente lo stesso cibo, crocchette la mattina e una scatoletta di umido in due. Niente cibo umano. Da lunedì ogni sera dopo il lavoro lo abbiamo portato dal vet, soluzione di glucosio al 5%, soluzione fisiologica e antibiotici. Cal sta meglio, oggi ha solo ancora la diarrea, ha ripreso a "prendere a sberle" la sorella e a giocare come al suo solito. Poi arriva la solita vicina di casa che mi fa gelare il sangue nelle vene. Dice che c'è in giro la meningite felina e i suoi sintomi sono proprio quelli che il mio Cal aveva lunedì sera. Chiamo il vet, non risponde. Giro su internet per trovare i sintomi della meningite felina e non trovo niente. Ho trovato questo sito, questo forum, siamo tutti amanti di queste splendide creature e vogliamo il loro bene e che siano in salute, quindi faccio appello a qualcuno che mi possa dire se effettivamente i sintomi della meningite felina siano quelli che mi ha detto la vicina oppure come diagnosticato dal vet è una gastroenterite.
Grazie a chiunque sappia rispondere, soprattutto da Cal che probabilmente ne ha le scatolette piene della sua "miciomamma" un pò troppo apprensiva in questi giorni
p.s. l'altra ns gattina, Silk, non ha assolutamente niente, sta benissimo, il che mi fa pensare che la vicina l'abbia sparata grossa, visto che mi ha detto che la meningite felina è di forma virale e quindi contagiosa.

cinzia85 said...

Ciao alessandra..!!
la mia gattina è volata in paradiso 6 giorni fa a causa della fip, quanto tempo deve trascorrere perchè io possa prendere un'altro gattino x colmare il vuoto k la mia bimba ha lasciato?grazie a tutti!!

ROSSODISERA said...

FiP - peritonite infettiva felina..leggendo una domanda prima ho cercato delle info su internet su questa grave e terribile malattia. Quello che non ho trovato ad esempio è quanto passa come arco di tempo dalla trasmissione della malattia alla presenza dei sintomi.
Esempio:
1-se un gattino viene infettato dalla mamma, dopo quanto si presenta la malattia? e dai primi sintomi in quanto tempo in genere sopraggiunge la morte?
2-supponiamo che uno debba andare dal veterinario, e prima di lui ci sia un gatto malato di FiP, ci sono possibilità di contagio (anche se la veterinaria ha disinfettato il piano??) e se così fosse, anche in quetso caso dopo quando si mostrerebbe la malattia?
3- nel caso di riversamento del liquidi nell'addome, come si distinguerebbe la pancetta da questo riversamento?
4-un gatto che vive solo in casa come unico gatto come potrebbe prendere questo virus?

Anonymous said...

E' una malattia virale provocata da ceppi particolarmente virulenti e largamente diffusi fra i gatti che non provocano necessariamente la malattia nel soggetto, il quale, però, ne diventa portatore sano. Pur potendo colpire tutta la popolazione felina dai 3 mesi in su, risultano tuttavia piu' esposti al rischio i mici fino al 5° anno di età e, per ragioni probabilmente genetiche, i gatti persiani. I mezzi veicolari che il virus utilizza sono le feci e le urine dei gatti infetti e le mucose oro-nasali del micio sano. La capacità del virus di sopravvivere per piu' settimane in condizioni ambientali (ovvero all' aria aperta) rende possibile il contagio anche senza contatto diretto.
Purtroppo la trasmissione può avvenire anche da madre al feto. I sintomi nella prima fase possono essere molteplici e generici: anoressia, calo di peso, anemia, febbre ciclica o persistente; gli stessi test ematologici, accompagnati da quelli anticorporali, non forniscono risultati certi ma sono di sostegno alla diagnosi del veterinario. Successivamente la patologia si evolve in due possibili forme chiamate una umida e l' altra secca. La forma umida è caratterizzata dall' aumento del liquido peritoneale che determina un rigonfiamento addominale evidente che ne facilità' la diagnosi. La forma secca colpisce organi diversi quali il fegato, i reni, il pancreas, i polmoni, con conseguenti sintomi di epatite, nefrite, polmonite, incoordinazione motoria e tremori. La terapia del FIP si basa sulla somministrazione di farmaci per migliorare le condizioni di vita (ed in questa ottica un ricorso all'omeopatia, ad esempio un ricostituente, può essere certamente consigliato) in quanto la mortalità è elevatissima (circa il 95%). Alla luce di tale dato fa riflettere il fatto che l' unico vaccino realmente efficace (dal 50% al 75%) non sia venduto in Italia: é il PRIMUCELL della PZIFER. La prevenzione, va per ora, nella direzione dell' isolamento dei soggetti malati, di un' accurata igiene, magari utilizzando disinfettanti come la candeggina diluita al 3%, specie in luoghi dove si siano già verificati dei casi, nell' evitare luoghi comuni, quali pensioni, allevamenti, colonie, dove la presenza di un gran numero di felini aumenta la possibilità di incontro con portatori sani. Alcuni medici non tradizionali suggeriscono anche un' alimentazione piu' varia (rispetto ai cosiddetti pasti completi) integrata da vitamine antiossidante con l' intento di inalzare il sistema immunitario del gatto, di evitare il piu' possibile stress fisici e psichici che di contro invece lo indeboliscono. In questo senso è certo che una sana coccola la sera fatta sulle nostre ginocchia risulta senz' altro efficace.

Anonymous said...

Peritonite Infettiva felina (FIP)
Articolo a cura della Dott.ssa Valentina De Bellis e della Dott.ssa Luigia Ciaramella

La Peritonite Infettiva felina è una patologia lenta e progressiva del gatto sostenuta da un virus della famiglia dei Coronavirus (CovF) a cui appartengono 2 ceppi:

uno che è causa della FIP
e l'altro che è causa dell'enterite felina dalla quale, però, il gatto guarisce rapidamente.
Si manifesta in 2 forme:

umida con accumulo di liquidi in una o più cavità corporee
secca con presenza di lesioni granulomatose in più organi
L’infezione da FIP colpisce gatti fin dalla 10 settimana di età ma si presenta in forma asintomatica; generalmente, compare dai 6 mesi di età ai 2 anni e nei soggetti anziani.
I fattori di rischio sono i luoghi affollati come gattili, allevamenti, stress, infezioni concomitanti e la fonte di contagio sono le feci infette.
Inizialmente provoca una lieve enterite per poi evolversi nelle 2 forme più gravi da cui, solo pochissimi gatti con una forte risposta immunitaria, riescono a guarire.

Si manifesta con sintomi aspecifici quali febbre, depressione, letargia, diarrea, inappetenza e solo dopo vari mesi compaiono i sintomi tipici quali, per la forma umida, ascite, versamenti pleurici con conseguenti problemi respiratori, aumento di volume dei testicoli ed altro; mentre per la forma secca i sintomi sono dipendenti dall’organo colpito quale l'intestino (diarrea e malassorbimento), il sistema nervoso centrale (crisi convulsive, alterazione del comportamento) e gli occhi (uveite, lesioni corneali).

Effettuare una diagnosi non è sempre facile per la aspecificità dei sintomi; ciò che si consiglia fare è l’esame sierologico sulle feci (pcr, elisa) e l’esame istopatologico sugli organi.
Sicuramente la forma umida è di più facile diagnosi per la presenza di liquidi in cavità.
La terapia è tutt’ora complicata perché non ne esiste una specifica ma si effettua solo una di sostegno con farmaci che controllano i sintomi che si manifestano; si sta sperimentando un vaccino ma per il momento in Italia non è ancora presente.

Perciò cosa fare per proteggere i nostri amici gatti? PREVENZIONE!
I gatti “casalinghi” sono meno soggetti all’esposizione del virus a meno che i cuccioli non provengano da colonie infette; per i gatti che vivono in comunità è necessario effettuare controlli del titolo anticorpale nelle femmine al fine di limitare cucciolate infette, mantenere ottimali le condizioni igieniche e limitare al minimo lo stress.

MUST OF PUPPETS said...

Ho sempre avuto una grande passione per i gatti. E li ho sempre avuti in campagna. Dopo innumerevoli tentativi di tenerli in casa mia madre stanca dei danni subiti li riportava in campagna. Finalmente, dopo vari tentativi di persuasione, sono riuscita ad ottenere il permesso dai miei genitori di poter tenere un gatto in casa. La gatta di mia sorella(un devon rex) aveva partorito 5 cuccioli e lei, avendo già 15 gatti in casa, non poteva tenerli. Quando sono andata a scegliere il micetto mi sono “innamorata” di un batuffoletto bianco e arancione che ho chiamato Billo. Andavo spesso a vederlo e mi divertivo molto nel guardarlo giocare con i suoi fratelli. Non vi dico la gioia quando l’ho portato a casa. È stato accolto da tutti ed è diventato subito un “membro affettuoso” della mia famiglia. Insieme a Billo ho portato a casa un altro micetto grigio tigrato. Mia sorella aveva bisogno che qualcuno glielo tenesse in attesa che la sua futura padrona finisse di ristrutturarsi la casa. Lo abbiamo chiamato Posolino e le sue effusioni non erano meno rumorose di quelle del fratello tanto che lo abbiamo tenuto con noi.
Inutile dire che le abitudini dei due gatti si erano fuse totalmente con quelle della famiglia non potendo fare a meno di volergli bene. A loro non mancava niente! Scatolette e crocchette di prima scelta, giochi tra i più sfiziosi e affetto a non finire. Erano gatti molto intelligenti e Billo si era affezionato ad una palla di spugna che riportava dopo che gli era stata lanciata, proprio come fanno i cani. Erano molto vispi e amavano rincorrersi per casa saltando da una parte all’altra. Quando uscivamo ci aspettavano, al nostro rientro, davanti alla porta accogliendoci con rumorose fusa.
Tutto andava bene fino a quando ci siamo accorti che Billo aveva perso la sua voglia di giocare. Da persone totalmente ignoranti in materia abbiamo pensato che forse crescendo si stava calmando un po’. Non gli abbiamo dato peso più di tanto e mentre Posolino si divertiva a riportare indietro il topino che gli lanciavamo Billo ci osservava dalla sua sedia preferita senza mai alzarsi. Dopo un po’ di tempo lo portammo dal veterinario per un controllo e un collega del mio veterinario di fiducia (il mio non c’era) ci disse che il gatto presentava un ulcera all’occhio e che era un po’ magro. Ci prescrisse un antibiotico e sperando che tutto dipendesse da questo, lo curammo.
Dopo Natale il gatto era dimagrito tantissimo e mostrava una inappetenza verso tutto. Perfino verso le sardine bollite che adorava. Preoccupata di questa situazione sono andata dal veterinario e quando ha visto Billo mi ha detto che era fortemente denutrito e disidratato e presentava tutte le mucose gialle.
Abbiamo fatto dei test e il risultato era la presenza di un parassita del sangue: l’Hemobartonella.
Abbiamo subito iniziato la cura dandogli a mangiare con la siringa speranzosi che si riprendesse. Miglioramenti non ce ne sono stati anzi il gatto era sempre più debole e rifiutava perfino di mangiare con la siringa. Preferiva mangiare la sabbietta provocandosi una forte stitichezza. Ero disperata. Lo vedevo accasciarsi sempre di più, non camminava più, miagolava quando lo prendevo in braccio non voleva ne mangiare ne bere e ne io e ne soprattutto il veterinario potevamo farci nulla. Al mio veterinario era gia capitato un caso di Hemobartonella, e la gatta aveva iniziato a riprendersi dopo alcune punture di cortisone.
Provammo anche con Billo, nella speranza di riuscire a tirarlo fuori da quella specie di apatia che lo aveva preso. Gli facemmo la prima puntura il venerdì sera. Il sabato non notammo nessuna differenza, il gatto era assente. Aveva le pupille dilatate perse nel vuoto e la temperatura corporea molto bassa. La domenica mattina entrando nella sua stanzetta ci ha accolto con delle deboli fusa che mi hanno riempito il cuore di speranza. Lo preso in braccio e lui faticosamente continuava a farmi quelle “piccole” fusa. Ho chiamato il veterinario e speranzosi di un inizio di miglioramento ci siamo date appuntamento in ambulatorio per una seconda puntura. Ma la seconda puntura non ebbe nessun effetto. Pensai che forse gli avrebbe fatto effetto il giorno dopo come era gia successo. il mercoledì mattina dopo averlo portato in camera mia come ogni giorno mi sono messa al computer e lui vicino a me non mostrava nessun segno vitale. Ad un certo punto ha iniziato ad agitarsi trascinandosi con le zampe di davanti. Ho pensato che volesse scendere dal letto e così l’ho preso e l’ho messo in terra. Ha iniziato a sbattere il muso al pavimento e temendo che si potesse rompere i denti l’ho rimesso sul letto. Tutti eravamo lì cercando di capire come potevamo aiutarlo e lui ha spirato, li sul mio letto. È stato un dolore grande dato soprattutto dal fatto che non abbiamo potuto aiutarlo. Il veterinario per cercare di dare un motivo circa la causa della sua morte, ha voluto fargli l’autopsia dalla quale è risultato che l’Hemobartonella era stata sconfitta e che il suo fegato era in condizioni disastrose.
Ho pianto per tre giorni. Mi mancava tutto di lui. Non sarebbe più venuto ad accoccolarsi sulle mie gambe, non si sarebbe più messo sul giornale che leggevo, non mi avrebbe più aspettato… dopo il dolore si è affievolito… mi mancava ma c’era Posolino che voleva lo stesso affetto. Il carattere dei due gatti era totalmente diverso: Billo era più coccolone mentre Posolo era più indipendente ma non per questo meno affettuoso. Ho dedicato tutta la mia attenzione a lui cercando di non fargli mancare niente di ciò che un gatto può avere bisogno. Trascorsero due mesi nel quale Posolino ha compiuto 1 anno. Una domenica mattina andando come al solito a salutare il gatto come ogni giorno ci siamo accorti che era giallo. Lo abbiamo portato subito dal veterinario e lei ci ha detto che presentava gli stessi sintomi dell’altro: inappetenza, disidratazione, apatia… Abbiamo iniziato a curarlo per l’ Hemobartonella e intanto abbiamo fatto un esame accurato del sangue e un’elettroforesi. Nel frattempo un gatto della mia amica è stato male e portato al pronto soccorso veterinario, dopo numerosi accertamenti, gli è stata diagnosticata la FIP. Il gatto era pieno nella cavità toracica di liquido e faceva molta fatica a respirare. Il veterinario del pronto soccorso ci disse che non c’erano speranze, non c’erano vaccini, il gatto era destinato a morire. Quando sono tornata a casa, dopo essermi bene disinfettata le mani, ho abbracciato Posolino e dopo avergli fatto la flebo e dato da mangiare l’ho lasciato dormire. Nei giorni successivi il gatto presentava sintomi di anoressia, era dimagrito a vista d’occhio e stava tutto il giorno coricato apatico. Una mattina respirava malissimo e aveva l’addome molto gonfio. Lo abbiamo portato dal veterinario: era FIP. Erano arrivati i risultati dell’elettroforesi che confermavano la diagnosi. Stavo perdendo anche Posolino. Ho sofferto molto e purtroppo per le condizioni in cui era l’unica soluzione era di evitargli inutili sofferenze. Sono rientrata a casa distrutta, La FIP aveva colpito a casa mia nelle sue due forme: secca per Billo ed esudativa per Posolino.
Una mattina rientrando da casa di mia sorella che abita in campagna io e l’altra mia sorella abbiamo sentito un miagolio provenire da sotto un albero. Ci siamo avvicinate per guardare ma non sembrava esserci niente tranne una busta di plastica chiusa a nodo morto. I miagolii hanno ricominciato quando abbiamo parlato. I gattini erano dentro il sacchetto. Lo abbiamo raccolto e quando lo abbiamo aperto c’erano tre gattini appena nati. Li abbiamo portati a casa e abbiamo cercato di dargli le prime cure odiando fortemente la persona che li aveva abbandonati. Come si può essere così crudeli?
Sono passate tre anni da allora. Solo uno di quei gattini si è salvato. Gli altri sono morti quasi subito. Avevamo trovato per loro anche dei padroni affettuosi. Abbiamo deciso di tenerci l’unica che si è salvata e l’abbiamo chiamata Trilli. Spero che lei sia più fortunata di Billo e Posolino. Ho voluto raccontare la mia esperienza perché sono sicura che da qualche parte qualcuno l’ha vissuta. Su internet si possono trovare svariate informazioni su questa malattia che non perdona. Credetemi non avrei mai voluto venirne a conoscenza così. Vi ringrazio della vostra attenzione.

iLoveMainCoon said...

Ieri sera la ragazza che ongi tanto viene a fare da cat sitter quando non ci siamo mi ha detto che sembra che nella mia zona sia presente la Peritonite (o vasculite) infettiva felina.
Allarmata stamani ho chiamato il Vet che, purtroppo, mi ha confermato questa brutta notizia e anche i primi decessi di mici.
Qualcuno ha mai avuto a che fare con questa malattia che sembra sia letale?
So che il contagio avviene tramite mucose e feci; ovviamente i più a rischio sono i mici che escono (le mie due lo fanno, anche se sono nel mio giardinetto ma....vai a sapere se passa qualche micio infetto, da me è un quartiere di villette a schiera e tutti i giardini sono confinanti).
Il primo micio è morto in novembre ed era un randagino; il periodo massimo di "finestra" per l'incubazione è di tre mesi, quindi posso cercare di non farle più uscire ma se l'hanno gia' contratta non ci sono cure.
Appena posso farò il test.
Sono molto preoccupata.

Alessandra Sorrentino said...

rossodisera, in caso di fip umida il liquido nell'addome e' abbastanza riconoscibile dalla "pancetta" perche' toccando il gatto hai proprio la sensazione che ci sia acqua dentro, ha una consistenza diversa. la cosa migliore da fare se sei in dubbio e' una lastra.

preoccupata said...

Purtroppo di questa malattia non si sa quasi nulla.
Non si sa ancora esattamente quali capacità di contagio abbia, non si sa ancora come diagnosticarla anche quando il virus è già nell’organismo e non si sa ancora per certo come sostenere un gatto che ha contratto questa malattia (l'unico metodo per una diagnosi certa è tutt'oggi solamente la biopsia).
Il virus che attacca l’organismo infatti è un ceppo particolare del coronavirus, che è il comunissimo virus del raffreddore, da qui la notevole difficoltà nel diagnosticare la malattia prima che il gatto evidenzi i sintomi letali.
Si contrae tramite le vie orali, le feci e il muco del gatto.
La madre trasmette il virus ai piccoli, ma questo si può evitare allontanandoli all'età di 30 giorni.

La difficoltà ad inquadrare questa malattia nasce dal fatto che non si capisca perché alcuni gatti manifestano la malattia senza alcuna ragione o senza un contatto con gatti infetti, mentre gatti che vivono in comunità dove esiste il virus non manifestino neppure alcun sintomo.
Alcuni gatti poi risultano positivi, ma restano portatori sani tutta la vita e magari neppure infettivi, mentre altri che fino a poco tempo prima non manifestano alcun sintomo muoiono improvvisamente nell’arco di brevissimo tempo ( anche solo di giorni).

Le ipotesi maggiormente accreditate per le quali un micio pare essere più esposto alla Fip sono quelle di stress, scarsa igiene o fattori ereditari.
Se c'è il sospetto della positività alla Fip del proprio micio, evitategli ogni tipo di stress (traslochi, secondi gatti, ecc..) proprio perchè pare che lo stress renda conclamata la malattia.
Una volta che la malattia sarà conclamata, il gatto Fip+ non sarà più contagioso per gli altri gatti.

Il sintomo maggiormente evidente resta il versamento addominale e toracico, visibile con lastre. A questo si possono sommare: febbre altalenante, apatia, anemia, anoressia e dimagrimento cronico, vomito, diarrea ma anche periodi di stitichezza.
Si scopre solo quando il gatto manifesta i sintomi e purtroppo si è già di fronte allo stato conclamato della malattia.
Non esistono test attendibili, in quanto praticamente tutti i gatti risultano positivi al coronavirus avendo avuto in vita loro almeno un raffreddore.

La FIP è incurabile, i gatti FIP+ in salute ora sono sostenuti con interferone, ma non vi è alcuna prova che quest’ultimo produca risultati interessanti.

Esistono all'estero vaccini sperimentali, ma non sono ancora stati dimostrati risultati decisivi.

SARDORELLA said...

Ciao alessandra e alfredo!
possiedo anche io un gattino di un anno,(maine coon) già curato con successo all’età di sei mesi per enterorragia (presenza di sangue vivo nelle feci), manifesta lo stesso sintomo dopo un trattamento per un’infezione renale. Quali possono esserne le cause?e che cosa si può fare per impedire che questi episodi emorragici si ripetano ?

Alessandra Sorrentino said...

Cinzia, mi dispiace moltissimo per la tua gattina..
purtroppo prima di prendere un nuovo cucciolo dovrai aspettare un paio di mesi e sterilizzare tutta la casa con acqua e candeggina (per ogni bicchiere di candeggina, 31 bicchieri d'acqua).
So che l'idea di dover attendere e' brutto, ma sono certa che la paura rivivere la stessa angoscia ti dara' la forza di avere pazienza. Coraggio.

Su said...

So Sorry about a beautiful pet. Mine died of the same illness this week.

It's an indiscriminate disease that I really hope a cure or vaccine can be found for in the future.
xx